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Posted on ott 9, 2011 in fotografi, street fotography | 8 comments

Prima chiedi, poi scatta. Non proprio (Eric Kim)

Prima chiedi, poi scatta. Non proprio (Eric Kim)

Eric Kim è un fotografo di strada particolarmente dotato.
Uno dei migliori in circolazione, direi.
Non a caso collabora con Magnum e Leica!

Le sue foto funzionano perchè lui ha una faccia tosta non indifferente.
Probabilmente la dote fondamentale per poter impugnare una camera e fotografare degli sconosciuti.

Ed in più c’è da dire che è giovanissimo.

“Tutto il mondo è un palcoscenico”

E’ un fotografo molto prolifico, ed organizza frequenti workshop in giro per il mondo.
Il suo blog è una miniera di informazioni, anche perché pubblica i lavori dei sui allievi ed ha la fortuna di collaborare con molti talenti.

Ma mi interessa che vediate questo video:

Lo ritengo molto istruttivo (come molti altri suoi video): prima di tutto lui usa il flash in pieno giorno, cosa che gli permette di ottenere immagini in bianco e nero fortemente drammatiche e dal grande impatto emotivo.

Poi avvicina gli sconosciuti con molta decisione, senza nemmeno rivolgergli una parola. E scatta anche a bambini (…non si fa…!).
A volte però le cose non vanno per il verso giusto.

“The candid images that you see in his work are of people in their natural environments. I also like to occasionally use flash with my subjects and get really close to them. After I take photographs of people I always make sure to smile and say thank you. Believe it or not, 95% of people smile and say thank you back to me.”

Le foto di Kim hanno una forza straordinaria, ma il loro valore non sta nella tecnica o nel colpo d’occhio, piuttosto nel fatto che la gente è colta nel suo ambiente naturale e non fa in tempo a rendersi conto che sta per essere fotografata.

Certo che corre un bel richio.

Voi, magari, se proprio non ve la sentite, prima chiedete, poi scattate (come è stato gentilmente suggerito a Kim dal signore accanto al furgone nel suo ultimo scatto)! E non esitate a cancellare una immagine se vi viene richiesto.

8 Comments

  1. Prima chiedi e poi scatta? Col cavolo, Alessandro! Scusami ma Eric stesso, di cui sono amico e con cui ho fotografato insieme a Los Angeles sarebbe il primo a ribaltarti il consiglio. Ora io capisco le ataviche paure dello street photographer in Italia, ma se si chiedesse prima di scattare non staremo pià facendo street photography. Ritengo pertanto quel consiglio privo di utilità. In più anche la cosa di cancellare le foto se richiesto: spetta alla fine solo a noi l’ultima parola su questo. E c’è la legge dalla nostra. Ti chiedo: e se ho un’analogica, che faccio? Butto il rullino? Ma neanche per idea. Nessuno (compresa la polizia) può pretendere la rimozione delle foto fatte per strada. Ci vuole un documento di un tribunale per questo. Qaulsiasi altra cosa è abuso. Perchè fotografare non è reato. E le foto se le teniamo per noi senza pubblicarle non comportano nessun tipo di problema dal punto di vista legale. Mi auguro che pubblicherai questo mio intervento. Ciao.

  2. Ciao Alex,
    in realtà il mio non voleva essere un consiglio.
    Probabilmente così come l’ho posto può trarre in inganno.

    Se rileggi il mio post, troverai che per me la forza di Eric sta proprio nel cogliere la gente nel suo ambiente naturale, prima che si possa accorgere del fotografo.

    La sua tecnica è notevole, e non posso che avere che parole di elogio ed invidia per il suo lavoro.

    Magari limerò la mia ultima frase per evitare equivochi: ma chi segue questo blog, sa che i miei consigli sulla street photograohy (e qui ne ho raccolti tanti nel corso degli anni) sono su ben altra linea.

    Ne approfitto per rinnovarti i miei migliori auguri (ed i miei complimenti) per la tua attività di streetpher.

    Torna a trovarmi, e fatti un giro per il resto del blog…

  3. Ah, per la questione del cancellare le foto, purtroppo la legislazione italiana non è così morbida.
    Sempre più spesso viene impugnata la legge sulla privacy: per esperienza personale ti dico che, purtroppo, in molti casi è più semplice rinunciare ad una foto. E ti garantisco a malincuore, soprattutto perche uno sa che sta rinunciando ad un suo diritto.

    E’ ovvio che mi riferisco a foto in cui il soggetto è l’elemento principale dell’immagine, magari immortalato in atteggiamenti bizzarri (non rari un una foto di strada), magari anche decontestualizzato dall’ambiente pubblico.

    Ma questo è un argomento lungo, noioso ed impervio; sappiamo poi benissimo che non sono le varie leggi a fermare le attività dei fotografi più ispirati: io ne facevo più che altro una questione di cortesia: a volte, in certe situazioni, un minimo di invadenza bisogna farsela perdonare.

  4. Venga a Napoli Mr. Eric Kim, poi vediamo se riesce a prendere di sorpresa le persone :) Prima ancora di scattare gli hanno già adocchiato la fotocamera :-|

  5. Caro Alessandro, la questione della privacy è tirata in ballo da chi la legge non la conosce tanto bene. Una cosa è la privacy, che di fatto in strada in un luogo pubblico non esiste (pensiamo solo alle miriadi di videocamere a circuito chiuso disseminate in lungo e in largo in un centro cittadino) e il diritto all’immagine. Ribadisco: neanche un poliziotto può venire a chiederti di cancellare la foto. La paura che tu esprimi è tipica di tanti italiani che vivendo in una nazione di isterici riguardo al tema privacy ne sono purtroppo contagiati. E la cosa triste è che questa paura finisce per influenzare le foto. @ Jeff: Eric è stato anche in Libano a fare foto…i posti pericolosi sono ovunque. Quando sono stato a Los Angeles sono stato da solo a East LA (altro che Napoli per certi versi) e non m’è successo nulla nonostante girassi con la fotocamera assicurata al polso: fatte le foto e ho ancora la mano. Co questo non voglio affermare nulla: so che in certi luoghi ci sono maggiori difficoltà. E io sono in una megalopoli non esattamente tra le più tranquille: e che faccio? Sparo flashate alla gente, Gilden style. Io posso affermare che scattare con la paura è il viatico per fare foto timide e di nessun rilievo. Come ho avuto modo di leggere in un altro tuo post Alessandro in Italia manca una vera e propria cultura della street photography. Iniziamo a non nasconderci quando andiamo a fare foto. Se noi stessi pensiamo di stare facendo qualcosa di sbagliato non faremo altro che fare brutte foto e al massimo attirare ancor più l’attenzione.

  6. Direi che è di tutta evidenza che ha ragione Alex Coghe quando afferma che non esiste proprio mettersi a chiedere prima di scattare, tutta l’essenza della Street Photography sparirebbe e non sarebbe più Street. Aggiungo inoltre che comunque durante lo scatto questo è un falso problema (può essere poi un problema per un’eventuale pubblicazione), ma in fase di scatto, se uno sa veramente fare street state certi che il soggetto non se ne accorge mai, neppure a Napoli.
    PER ESSERE UNA STREET, IL SOGGETTO DEV’ESSERE INCONSAPEVOLE.

  7. Un mese fa, proprio a Napoli, colsi un bambino che giocava nell’affollatissima spaccanapoli roteando con il corpo avvolto nel suo giubbotto. Fui rapido e veloce,dal pensiero all’azione,forse invisibile, preso dal suo girotondo ero convinto di non essere stato notato…forse.
    “m’e’ fatt’ a foto?” mi sentii dire dal piccolo e consapevole modello a cui offrii volentieri una sfogliatella…
    Fare street view senza farsi notare è davvero difficilissimo.

    • Non è facile, ma non è nemmeno così difficile, occorre un po di tempo e di esperienza, ma poi nessuno ti vede, l’invisibilità esiste ed è fondamentale per fare la Street Photography (quella vera) dove il soggetto (inconsapevole) rimane assolutamente naturale.
      Il problema di fare una street buona comunque, non è quello di essere visto, questo è un falso problema ve lo ripeto (se siete bravi, non vi vede mai nessuno), il problema è un altro, molto diverso e molto più profondo.

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